uzluga.ru
добавить свой файл
1
M. Gasparini

Via Vittorio Veneto, 3

21020 Luvinate (Varese)

Tel. 0332 225059

Fax 0332 212256


Ha poco più di trent’anni il milanese Mario Gasparini (1915-1977), quando gli capita l’occasione attesa da una vita: rilevare una piccola produzione artigiana di pipe di cui è appassionato. Ex impiegato commerciale della Pirelli, Mario ha appena accettato di seguire le vendite della Bulgaroni di Varese, quando conosce Carati, uno dei pionieri tra i pipemakers gaviratesi dall’inizio del secolo che non ha figli cui tramandare l’esperienza e l’attività.

Con la moglie Ida Crepaldi, Gasparini rileva la piccola officina, poco più di uno scantinato, nel 1947 e con 5 operai inizia la produzione col proprio nome. Nell’immediato dopoguerra chi si rimbocca le maniche è premiato, il lavoro non manca e già nei primi anni ’50 Gasparini acquista il terreno di Luvinate (ancora oggi sede dell’azienda) dove sorgerà, nel giro di pochi anni, lo stabilimento con continui ampliamenti. Mario continua a fare la spola, giornaliera, tra Luvinate e Milano dove ha sede e magazzino la MGM (Mario Gasparini Milano) in Via Stradivari. L’anno della volta è individuato nel 1956, quando in Usa esce il rapporto Therry (la famosa relazione che certifica quanto il fumo della pipa non provochi i danni da fumo riscontrati nelle sigarette) e porta ad un boom nelle vendite delle pipe. Nei primi anni ’60, con ormai 24 dipendenti addetti alla produzione, Gasparini raggiunge il top della produzione (100.000 pipe l’anno esportate solo negli Stati Uniti) e del marchio, che compete con Rossi, Savinelli e Brebbia nell’insediamento ante litteram del made in Italy nel mondo. Gasparini si trasferisce definitivamente a Luvinate e crea addirittura altri marchi di produzione, ad uso diretto – come la “Mastercraft”, ceduta anni fa ad un produttore americano – o indiretto, come le gamme di produzione in esclusiva per Bernard Hochstein, uno dei principali distributori Usa di pipe di quegli anni.

La concorrenza si fa feroce negli anni ’70, quando nuovi produttori italiani entrano nel mercato con nuovi marchi, nuove linee e un nuovo design che riduce gli spazi per le produzioni classiche. Gasparini, che pure vanta intuizioni e primogeniture produttive nel settore, non ha più la forza commerciale (o di marketing) per affrontare le sfide del nuovo mercato. Certo non aiutano il consolidamento del marchio le scelte discutibili del figlio Roberto (1947-1998), che tenta una produzione in proprio, con lo stesso nome e know how. Eppure Mario Gasparini aveva adottato per primo il filtro in balsa (brevettato da Savinelli nella forma triangolare dei loro filtri), per primo aveva ideato il sistema della foratura in curva (già nel 1963, v. modelli “Onda di mare”), era l’unico a produrre pipe in radica con l’accoppiata dell’interno del camino in schiuma, il primo a tentare il rivestimento delle pipe in pelle e ad adottare legni diversi per certi modelli (come il palissandro africano o “bois de rose”) e uno dei pochi ad essere rimasto ostinatamente legato ai bocchini in ebanite, quando ormai il metacrilato stava avendo il sopravvento. In un mondo “chiuso” come quello dei pipemakers gaviratesi, inoltre, Mario era stato l’unico ad offrire visibilità internazionale agli artigiani di maggior talento, accettando la collaborazione – e la produzione – di modelli unici, arditi e costosissimi, che trovavano mercato solo sotto l’ala del suo marchio.

Alla sua morte l’azienda passa nelle mani di Marisa (1943), che è rimasta fedelmente al suo fianco, in fabbrica, da sempre, sia negli anni del boom, sia negli anni della crisi, affiancata dalla preziosa collaborazione del marito Luigi, grande intenditore di radica e pipe, collezionista storico.

Inevitabilmente, negli anni ’80-’90, le pipe Gasparini rimangono vittima di una paradossale crisi d’identità: hanno una tradizione produttiva ed un marchio troppo famoso per rientrare nel novero delle pipe in quantità e a basso costo, hanno un marchio non abbastanza affermato per conquistare spazio nelle vetrine che contano. L’ottanta per cento della produzione attuale è ancora destinata all’estero, ma il tutto è affidato a soli sei dipendenti, inclusa la giovane Monica (1972), figlia di Marisa, cui è affidata la produzione – ancora unica in Italia – dei famosi “camini di schiuma” da inserire nelle teste in radica delle pipe Gasparini.


MpcBuletin/Ezio Rocchi Balbi e Maurizio A. Ottoboni/Marzo 2005